mercoledì 1 ottobre 2025

✏️ Sottosopra forse vedono il mondo al dritto

Un pezzo della feccia europea riunitasi all’Ukraine Recovery Conference (notare l’inglese) tenutosi a Roma il 10 e 11 luglio 2025.

Da sinistra verso destra (dell’immagine al dritto) abbiamo:

  • la ladra Ursula von der Leyen, che fa affari sulle spalle degli europei grazie ad accordi da capogiro presi via SMS che poi scompaiono;
  • Olena Zelenska, ricca donna da copertina che è lì perché moglie dello strapagato attore NATO1 Volodymyr Zelenskyj;
  • Volodymyr Zelenskyj, ricco e felice presidente ukràino, attore NATO che pur di arricchirsi dando retta ai biforcuti angloamericani e compagnia cantante, ha sacrificato intere generazioni — e spera ancora di fare grandi affari, grazie ai polli europei che gli stendono tappeti invece di trattarlo per la nullità cinica che è, e anche come coresponsabile dei sabotaggi a infrastrutture di altri paesi (non russi), inclusa la Germania;
  • Giorgia Meloni, la seconda vergogna dell’Italia, la bimba baciata da Biden, serva di Trump e cavaliera (o cavigliera?) di Israele (seconda solo alla fogna Salvini, il vomito solidificato in sembianze umane);
  • Donald Tusk, primo ministro polacco, altra pedina cinica, arrivista, uomo NATO chiave, perché lo è la Polonia, della psicosi antirussa — Polonia che potrebbe avere segrete rivendicazioni proprio in Ucràina (Volinia, Galizia), e che comunque vuole fare buoni affari nella ricostruzione e controllare il commercio del grano ucràino che ha causato problemi con gli agricoltori polacchi;
  • Friedrich Merz, nipote di nonno nazista2, cancelliere mezzacicca di quella Germania che ha ingoiato felicemente il rospo del sabotaggio del gasdotto Nord Stream 2 fatta da compatrioti di Zelenskyj3, trasformando la Germania, locomotiva d’Europa, in polvere da cannone, ché forse, forse, si può riprendere giusto se converte la sua industria da civile a militare.4

Se li mettiamo a testa in giù prima che sia troppo tardi, forse riescono a vedere il mondo nel suo verso sensato e si tolgono pacificamente dalle scatole. Ok, non sappiamo ancora chi metterci al loro posto, ché gli altri potrebbero non essere troppo migliori: urge la ricostituzione di una classe politica europea degna di essere chiamata tale. Ma per arrivare a tanto, serve prima la ricostituzione di popoli consapevoli e patrie.

Ma intanto… è tardi.

Osservazioni

Ukrainian Recovery Conference, URC international. Non so se ci rendiamo conto. Questi discutono del “recovery” come se avessero voce in capitolo. Per crederlo, devono essere convinti di vincere la loro guerra — nonostante abbiano già perso sotto diversi punti di vista5.

Le scommesse sulla vittoria, con conseguenze cifre astronomiche già investite per la ricostruzione e il controllo totale dell’Ucraina, devono essere fioccate. Il mondo occidentale è di nuovo vittima della sua arroganza.

Perciò questi criminali sono pericolosissimi: non possono permettersi di perdere la scommessa. Ci hanno investito troppo e perderebbero tutto: soldi, faccia, poltrone e forse anche vita, ché gli azionisti, gli spingitori di cavalieri dell’apocalisse, sono lì in attesa dei loro dividendi. E non è gente con cui si scherza.

Per questo alimentano l’isteria russofobica e disseminano ogni sorta di messaggi per convincere l’opinione pubblica che la Russia è una minaccia per l’Europa, che vuole arrivare a Lisbona, e scemenze del genere.

Così ci raccontano di droni russi che sorvolano l’Europa, atterrano su conigliere o bloccano il traffico aereo europeo; così ci raccontano di jet russi che sconfinano come se fosse una cosa eccezionale e preoccupante, usando parole — veicolate da giornalisti o inetti o complici venduti — che hanno lo scopo di popolare l’immaginario delle opinioni pubbliche europee con le immagini di battaglie aeree con i “nostri” top gun che intercettano, e a volte, secondo alcuni titoloni di disinformati professionisti dell’informazione, addirittura abbattono jet russi.6

Sconfinamenti che, quando fossero pure veri e non addirittura inventati, non sarebbero stati motivo di tanta isteria nemmeno durante la Guerra Fredda.

Le provocazioni e la ricerca del casus belli sono palesi: vogliono prendere un pretesto qualunque per poter iniziare la guerra globale facendo però credere alla popolazione, tramite giochetti e pseudoinformazione, che la colpa è solo e soltanto della Russia — a cui si vuole attribuire la responsabilità7 del conflitto globale che bramano.

Non siamo noi a volere la guerra, sono loro che vogliono la guerra — noi siamo stati costretti, da loro, a farla!


  1. Espressione usata dal Fusaro. Il gioco di parole con NATO la rende efficace.

  2. Proprio così. Del nonno porta anche il nome, con orgoglio. Infatti il nome completo di Merz è Joachim-Friedrich Martin Josef Merz, e il nonno era Josef Paul Sauvigny. Una tradizione, quella di dare il nome del nonno, che non hanno voluto spezzare nemmeno sapendo che Josef Paul Sauvigny era un nazista. Questo è il lignaggio. Poi c’è l’inquietante somiglianza con un gerarca nazista, Otto Adolf Eichmann, uno dei famosi nazisti che fuggì attraverso le ratlines in sudamerica, ma poi fu ritrovato e processato a Norimberga.

  3. I baltici hanno odiosi e stupidi sentimenti revanscisti, alimentati da forze politiche per niente disinteressate, nei confronti della Russia, che identificano ancora con l’Unione Sovietica. Con questo tipo di forma mentis l’UE non avrebbe mai dovuto accettare la Germania… e tutti dovrebbero temerla e guardala con sospetto. E allo stesso tempo, la Germania di oggi, avendo subito il più grave attentato ad una sua infrastruttura energetica che gli garantiva ricchezza, più che fare affari “con” l’Ucràina e il suo corrotto presidente, dovrebbe averle dichiarato guerra e quindi essersi alleata con la Russia. Il problema, però, è che in realtà la Russia non odia l’Ucràina, né vuole massacrarla più del necessario per contrastare gli elementi deviati piantati dall’Occidente per trasformarla in un’arma contro la Russia: alla fine di un’ipotetica guerra con l’alleata Germania, la Russia non consentirebbe alla Germania di spolparla. Ciò, invece, è parte integrante dei piani della NATO: militarizzarla e spolparla, controllandola al 100% per potersene arricchire — ovvero, verranno distribuiti i dividendi tra chi ha partecipato all’impresa e quindi contribuito alla vittoria. Poi c’è il piccolo problema che la Germania non ha mai saputo staccarsi opportunamente dalle grinfie yankee; vale un po’ per tutta l’Europa, e soprattutto per i perdenti della 2ª guerra mondiale. Per questo vediamo Merz che, senza un briciolo di decenza, è contento di stare insieme all’attore NATO Zelenskyj, proprio come un servo obbediente.

  4. E forse si delinea questo scenario: producono per gli USA che prendono i prodotti tedeschi per usarli nella loro fabbricazione di armi che poi l’Europa deve ricomprare per poterla o regalare all’Ucràina, o usarla direttamente i campo come seconda linea di carne da macello.

  5. Tra cui: • militare, sul campo; • geopolitico, per autoeliminazione — e ancora non hanno capito (o fingono di non aver capito) che la colpa è tutta loro, non della Russia o degli USA, anche se questi avevano, tra gli obiettivi, lo scollamento della Russia dall’Europa per evitare il formarsi di un blocco con un enorme potenziale economico, commerciale, produttivo e anche militare; • economico, avendo rinunciato a tutto ciò che l’avrebbe reso possibile; • morale, per i sempre più palesi atteggiamenti ipocriti, la sfacciata corruzione del pensiero, il galoppante declino culturale… e l’aver riabilitato il neonazismo (ma kantiano!)…; …

  6. La terminologia corretta ce la dice Gaiani: si dice scortare. Che non è abbattere o che.

  7. L’identificazione tra colpevole e nemico non è una cosa da poco. Uno può pensare che tanto, se si vince, è irrilevante: il vincitore, anche se è lui ad aver avviato il meccanismo, avrà gioco facile a fare scarica-barile sugli sconfitti. Ma intanto serve vincere. E per vincere è propedeutico plasmare i pensieri dell’opinione pubblica in modo che non senta di avere, in solido con il governo, delle colpe: è difficile ispirare “spirito guerriero patriottico”, necessario alla guerra che si vuole fare, quando si capisce di essere nel torto più marcio. Noi dobbiamo avere ragione e per avere ragione serve che ad avere torto siano gli altri, i nemici. Allora bisogna creare delle storie che presentino alcuni fatti, quelli selezionati, in un certo modo piuttosto che in un altro. Serve semplificare, perché il riconoscimento della complessità può portare ad avere dubbi; e i dubbi spingono al ragionamento; e il ragionamento, sotto braccio alla curiosità e all’apertura al punto di vista altrui, può mostrare cose che si vogliono nascondere, fatti che si sono taciuti o distorti. La semplificazione manichea, un archetipo del pensiero più basico e che risuona amplificato nel vuoto intellettivo creato dall’infantilizzazione delle masse (affinché credano alle favole), è quella che porta al successo un mantra infantile e sciocco come c’è un aggressore e c’è un aggredito — cosa che appare senza dubbio vera nel momento in cui, preso il controllo della narrazione, si è riusciti ad evitare accuratamente che si dipanasse la storia completa, svelando la catena di cause ed effetti che ci inchioderebbe alle nostre responsabilità. Il tutto si complica ulteriormente quando i professionisti della propaganda endotropica, attraverso il controllo dei media e il dominio dello spazio del pensiero (ottenuto in decenni di lavoro portato avanti anche con i prodotti culturali e d’intrattenimento), operano per contrastare la propaganda (sia esogena che endogena) che ha tutti gli interessi a denunciare i fatti (veri!) che sono stati taciuti per non minare la credibilità della favola. Allora la vera e propria disinformazione a supporto della “verità” della favola prende il sopravvento e, non essendo riconosciuta come falsità (bugia vera e propria o, quando va bene, distorsione della realtà), purtroppo diventa un meme che guida i commenti social e purtroppo pure le azioni politiche. (I politici, i frontman, gli uomini sul palcoscenico, in un certo senso sono anche loro vittime, sebbene di fronte al pubblico appaiano come la prima e unica linea della manipolazione.)

Nessun commento:

Posta un commento

Sii educato, costruisci con cura le frasi, rifletti prima di pubblicare, evita parolacce e offese dirette, non uscire dal tema, cerca di non omettere la punteggiatura, evita errori ortografici, rileggi quel che hai scritto.